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Un pensiero triste in movimento:
il tango argentino
di Alessandro Boris Amisich ed Enrico Professione
Quando a Hollywood nel 1998 Libertango viene insignito del Grammy Award come miglior composizione strumentale dell’anno, il suo autore, Astor Piazzolla, è morto oramai da sei anni. Già nel 1993 Oblivion aveva avuto la nomination per la stessa categoria. Il tango, morto quello che ne era universalmente riconosciuto come il nuovo padre, camminava oramai con le proprie gambe, diventando fenomeno di cultura e di moda a larghissima diffusione. Il mondo del tango argentino aveva dapprima guardato con diffidenza questo musicista di Mar del Plata (1921) e mentre le sue opere mietevano successi clamorosi ai concorsi di composizione negli anni Cinquanta, né una radio, né una televisione, né una casa discografica del suo paese gli davano una sola opportunità: portare il tango nelle sale da concerto, come lui aveva progettato, sembrava un’assurdità. Piazzolla fu discepolo e amico di Carlos Gardel, uno dei padri del tango argentino. Gardel fu ed è molto amato da suo popolo tanto che, alla sua tragica morte per un disastro aereo, fu sepolto alla Chacarita di Buenos Aires ed il suo mausoleo è coperto di ex voto e gli altoparlanti diffondono a tutt’oggi la sua musica.
Le parole del tango parlano di dolore, frustrazioni, attese mai soddisfatte, di donne che non arrivano, di vite che si perdono e che raramente si ritrovano. D’altra parte il tango nasce tra il finire dell’ottocento e gli inizi del nuovo secolo nei quartieri dei porti del Rio de la Plata: Buenos Aires, Montevideo, Rosario. È il momento in cui una grande emigrazione invade l’America del Sud di quasi tutti uomini soli che hanno lasciato le famiglie in Europa. I primi locali nei quali il ballo si diffonde sono i locali malfamati del porto: spesso si balla tra uomini, o con cameriere e prostitute.
La buona società dapprima sembra disdegnare questo ballo, ma con la legge del suffragio universale, che in Argentina viene promulgata nel 1912, le classi sociali si mescolano più facilmente. Anche i ricchi si avvicinano al tango, frequentando dapprima di nascosto i locali del porto e poi portando con sé il ballo nei loro viaggi in Europa. Sarà proprio dall’Europa, da Parigi che il tango, "sdoganato", si ridiffonde in tutto il mondo (pur tra le resistenze della chiesa e delle autorità politiche) rientrando ufficialmente e trionfalmente anche in Argentina. Negli anni Trenta-Quaranta è il momento delle grandi orchestre e del café-chantant, una ventina d’anni più tardi il tango approda nei night club. E quindi il passo decisivo di Astor Piazzola, che lo porta nelle sale da concerto. Ma il cammino di questo ballo, ad oltre un secolo dalla sua nascita, non accenna a fermarsi ed anzi cerca nuove vie sia a livello coreografico che musicale: la musica del tango si fonde col jazz, col rock, con la musica elettronica, ed emergono nuove proposte e nuovi gruppi come ad esempio al giorno d’oggi Gotan Project.
La Camerata Musicale Vicentina vuol rendere omaggio al Tango ed al grande musicista argentino, anche nel ricordo di un suo memorabile concerto a Vicenza al Teatro Astra. Il percorso mescola i tanghi della tradizione, il tango cantato, il ballo e lo spirito delle "Milonghe", per terminare nelle fasi finali del concerto con le bellissime "Las Cuatro Estaciones Porteñas". Queste, scritte in epoche differenti, non venivano considerate dal compositore come un unico ciclo, ma venivano proposte separatamente durante i suoi concerti. Mentre le Stagioni vivaldiane sono ricche di descrizioni del mutare della natura, l’opera di Piazzolla sembra invece illustrare non le trasformazioni dei quartieri storici di Buenos Aires legate ai fenomeni metereologici, ma i cambiamenti dello stato d’animo che il variare delle stagioni provoca nella vita quotidiana della città argentina, usando tutta la melanconia e l’irruenza del Tango Nuevo